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Psicoterapia immaginativa: il ruolo delle associazioni, delle fantasie e dei sogni nel percorso terapeutico

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Psicoterapia: l’incipit del percorso

Quando un paziente decide di intraprendere un percorso di psicoterapia, spesso ha chiare le manifestazioni esterne e più immediatamente visibili del proprio disagio emotivo, ma nella maggior parte dei casi ha difficoltà a comprenderne le motivazioni più profonde.

Elementi inconsci ed aree complessuali

Altre volte, accade che alcune motivazioni vengano rintracciate ma che, strada facendo, si evidenzino elementi ancora più radicati, arcaici ed inconsci, che finiscono per rivelarsi strettamente connessi alla situazione presente del paziente.

Nella quasi totalità dei casi, poi, il terapeuta intravede nel paziente alcuni “nodi” o aree complessuali problematiche, alle quali però il paziente, da solo, non riesce ad accedere con facilità.

Perché avviene tutto ciò?

Come i padri della psicanalisi ebbero la saggezza e la temerarietà di svelare al mondo, ciò che si manifesta coscientemente non è che la punta dell’iceberg della nostra personalità: la parte più ampia e più profonda è sommersa, e non è suscettibile ad un controllo cosciente.

Si tratta del tanto famoso inconscio, insomma.

Affermare di conoscere se stessi senza aver indagato a fondo le zone d’ombra e gli anfratti del proprio inconscio, non è che pura illusione, anche per l’essere umano più illuminato e saggio.

Cosa c’è nell’inconscio?

Secondo Freud

Le scuole analitiche freudiane individuavano l’inconscio un po’ come quel ripostiglio in cui andava collocato tutto ciò che veniva sottoposto a rimozione: tutti i contenuti, cioè, che per un motivo o per un altro risultavano inaccettabili per la coscienza dell’individuo, e che conducevano all’allontanamento dalla stessa.

Secondo Jung

La scuola analitica junghiana non rinnega questa concezione; tuttavia, secondo questo filone di pensiero, l’inconscio non contiene soltanto contenuti inaccettabili e rimossi, ma anche tutto ciò che, ancora, fino a quel momento, non è ancora mai arrivato alla soglia della coscienza.

Questa concezione fa sì che inconscio e coscienza siano come due meccanismi in equilibrio: contenuti possono passare dall’uno all’altro, persino ritornare indietro in una o nell’altra direzione, anche più volte nel corso della propria vita.

L’importanza delle fantasie e dei sogni in terapia

Attenzionare le parti inconsce, non soltanto la coscienza

Svolgere un percorso di psicoterapia occupandosi soltanto della parte “cosciente” dell’individuo è come pensare di aggirare l’iceberg solo perché non ne vediamo la punta emersa: la storia del Titanic dimostra chiaramente come ciò non solo non sia possibile, ma possa condurre a disastri veri e propri.

Per questa ragione, è fondamentale indagare le parti più profonde dell’inconscio dell’individuo che si ha davanti, ma ciò non è del tutto possibile usando come mezzo la razionalità.

Il ruolo e i limiti della razionalità

Il meccanismo della razionalizzazione e dell’intellettualizzazione, per quanto utili in diversi contesti, si rivelano inefficaci nel momento in cui si stiano analizzando forze inconsce, energie del tutto irrazionali che si muovono con una propria volontà autonoma, e che non fanno capo alla “mente razionale” dell’individuo.

La lettura simbolica della psiche

Il discorso è molto complesso e, più che un articolo, meriterebbe un immenso trattato, tuttavia, più sinteticamente, le fantasie diurne dell’individuo e i sogni consentono di accedere ad una chiave di lettura simbolica, che può fornire informazioni importantissime, inaccessibili al livello razionale.

Come si lavora con i sogni (o con le fantasie)

Fantasie e sogni sono fondamentalmente immagini, più o meno movimentate.

Valore simbolico in ottica prospettica

Poiché l’inconscio non parla attraverso la logica, ma attraverso simboli, i sogni e le fantasie hanno un valore simbolico: nell’ottica junghiana essi non forniscono soltanto una visione retrospettiva sulla psiche e sul materiale rimosso dell’individuo, ma anche una visione prospettica, ovvero le possibili evoluzioni della situazione in atto: non per nulla, si dice che nel sogno siano contenuti, oltre che il “problema”, anche la sua soluzione, a volte non immediatamente visibile.

Associazioni

Il lavoro con i sogni non può fare a meno di una certa dose di associazioni, su cui paziente e terapeuta lavorano insieme, alla ricerca di associazioni simboliche sia individuali, sia a più ampio respiro.

Dati oggettivi

L’analisi dei dati oggettivi dell’immagine che si ha di fronte (caratteristiche fisiche, colori, funzionalità degli oggetti rappresentati e molto altro) è un utile indirizzo per centrare il focus su elementi specifici.

Amplificazioni

Non ultime, le amplificazioni, ovvero le associazioni, spesso proposte dal terapeuta, con elementi tratti dall’inconscio collettivo (miti, fiabe, religioni, ma anche libri, film e molto altro) in alcuni casi possono aggiungere ulteriori spunti di riflessione.

E se non si sogna? Si può comunque fare terapia immaginativa?

Certamente.

I sogni non sono l’unico modo in cui l’inconscio può esprimere la propria voce. Chiaramente, esistono individui con livelli di attività onirica molto differenti: da chi non ricorda mai neppure un sogno, a chi fa moltissimi sogni, più o meno complessi e intricati.

Il “destino” terapeutico di chi non sogna

Spesso (non sempre), chi ha difficoltà a ricordare i sogni è un individuo con degli intensi meccanismi di difesa, che limitano l’espressione onirica. Altrettanto spesso, chi sogna poco, nel corso di una psicoterapia, va incontro ad un incremento dell’attività onirica e/o delle fantasie, sia perché spesso si invita a prestarvi maggior attenzione, sia perché l’azione della psicoterapia, gradualmente, fa “abbassare le difese” e stimola l’espressione inconscia.

Immaginazione attiva e tecniche espressive

Se questi metodi non funzionano, si può accedere ad aree psichiche più profonde in molti altri modi: dalle tecniche di immaginazione attiva alle tecniche espressive che, personalmente, trovo molto utili ed utilizzo spesso del lavoro terapeutico.

A volte, infatti, per il paziente è più facile rappresentare le proprie emozioni disegnandole, lavorando con i materiali o con i suoni, scrivendo poesie, piuttosto che esprimendole verbalmente.

Qualunque sia o siano i metodi utilizzati, obiettivo finale di una psicoterapia analitica è volto all’integrazione delle parti di ombra e all’avvio o alla stimolazione del processo di individuazione del Sé

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