
Le connessioni fra mente e corpo sono note sin dai tempi dell’antichità; ciò nonostante, l’argomento continua spesso ad essere trascurato o ad essere visto come una noiosa ripetizione di qualcosa di trito e ritrito.
Eppure, a quanti di noi non è capitato di sperimentare quel fastidioso mal di testa che si accentua quando siamo più stressati o nervosi, o quei disturbi gastrointestinali intermittenti, che si ripresentano tipicamente nelle fasi più complicate della nostra vita o, ancora, contratture muscolari, faticabilità e molti altri sintomi del genere?
Naturalmente, le ripercussioni del disagio psichico sul corpo non si limitano a questi fenomeni, ovvero le cosiddette somatizzazioni: esistono, in fatti, tutta una serie di alterazioni puramente biologiche ed endocrine, collegate ad uno stato di disagio emotivo e psichico, soprattutto se protratto nel tempo.
Gli effetti dello stress e dell’ansia sul corpo: sistema endocrino

Una condizione di stress e ansia, specie se prolungata, porta ad un’attivazione continua di un circuito ormonale, chiamato Asse ipotalamo-ipofisi-surrene: si tratta di un complesso meccanismo ormonale a cascata, regolato da fari feedback che porta, come conclusione della sua azione, all’incremento dei livelli di cortisolo e catecolammine (adrenalina, noradrenalina).
Si tratta di quegli ormoni che predispongono l’organismo alle condizioni di emergenza, ovvero alla strategia attacco o fuga; la loro attivazione costante può provocare un incremento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e dunque del carico di lavoro cardiovascolare; inoltre, il cortisolo determina aumento dei livelli di glicemia, sopprime la risposta immunitaria, favorisce l’indebolimento delle ossa mediante riassorbimento, incrementa la tensione psichica, disturba il sonno.
Dall’ansia alla malattia organica
Così, l’ansia diviene un circuito che non solo si alimenta ma che, nel tempo, può farci ammalare: patologie cardiovascolari, diabete, alterazioni del ciclo mestruale, calo delle difese immunitarie con ripetute infezioni, indebolimento osseo e muscolare e molte altre sono le conseguenze di un disagio psichico non trattato.
Per saperne di più sui disturbi ansiosi, clicca sull’articolo dedicato: Disturbi ansiosi: classificazione ed esplorazione delle varie forme d’ansia – Inizia il tuo percorso verso il benessere
Mal di anima, mal di cuore: il rischio cardiovascolare nei pazienti con disturbi psichici

Numerosissimi studi, ormai, dimostrano non solo come il rischio cardiovascolare complessivo sia notevolmente aumentato nei pazienti affetti da disturbi psichici, ma anche come una corretta gestione e terapia di tali disturbi abbia un ruolo fondamentale nel ridurre il rischio stesso, rispetto ai pazienti che non si lasciano curare.
Cause dell’aumentato rischio cardiovascolare
Le motivazioni dell’aumento del rischio cardiovascolare sono numerose; fra le altre:
- Chi è depresso o soffre di un disturbo mentale, spesso fa fatica a curare la propria alimentazione e a trovare degli spazi da dedicare allo sport e al proprio benessere, a causa di sintomi di abulia, apatia e anedonia, associati alla scarsa speranza che la propria vita possa migliorare;
- La scarsa aderenza ai protocolli preventivi fa sì che spesso questi pazienti presentino dislipidemia, ipertrigliceridemia, iperglicemia, tutti fattori di rischio per malattia cardiovascolare;
- Molto spesso, i pazienti ansiosi o depressi fumano per scaricare la propria tensione, naturalmente il fumo costituisce un fattore di rischio aggiuntivo, così come l’uso di sostanze o di alcol;
- Questi pazienti, se non curati, presentano un’attivazione cronica dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con importanti ripercussioni ormonali e organiche e maggior rischio di sviluppare obesità, ipertensione arteriosa, diabete;
- Nei pazienti depressi, è stata riscontrata una disfunzione delle piastrine, legata alla ridotta attività del sistema serotoninergico: il risultato è una maggiore tendenza all’aggregazione piastrinica e, quindi, un maggior rischio di trombosi. La terapia antidepressiva contrasta questo rischio aumentato;
- In un certo numero di casi, pazienti affetti da disturbi psichici hanno una rete familiare e sociale di supporto poco valida, non riuscendo a ricevere un valido aiuto da parte di familiari e amici;
Tutte queste motivazioni (e molte altre) fanno sì che la cura psichiatrica e psicoterapica debba contenere anche tutte quelle modalità psicoeducative e preventive atte a minimizzare i rischi organici per il paziente.
Per saperne di più sulla depressione, i suoi sintomi e la terapia, leggi l’articolo dedicato: Depressione: sintomi, cause e trattamento
Quando la psiche tace, il corpo parla

Al contrario, altrettanto spesso avviene che un disagio psichico non espresso e non elaborato venga riversato sul versante corporeo, dando origine a tutta una serie di segni e sintomi, pur in assenza di una vera e propria patologia medica.
Bisogna precisare e aver chiaro che, in questi casi, il paziente non sta fingendo e non sta inventando nulla: i sintomi in questione sono reali, esistono davvero e sono davvero sperimentati dal paziente, talvolta anche in maniera drammatica.
L’unica differenza è che essi non nascono da un’alterazione del corpo, ma da un disagio psichico: proprio per l’inscindibilità della diade mente-corpo, tutto ciò che non trova spazio per manifestarsi su uno dei due versanti, inevitabilmente si manifesterà nell’altro.
Come ci istruisce anche la fisica, in merito: Nulla si crea, nulla si distrugge.
Come uscirne?
Quando si crea un tale circolo vizioso, può sembrare difficile uscirne.
Tuttavia, con un trattamento individualizzato e integrato, è possibile agire su entrambi i versanti della diade: agendo contestualmente sul corpo e sulla mente, i risultati saranno certamente migliori.
Intervenire a 360 gradi
Ciò può essere fatto, a seconda dei casi, attraverso una presa in carico psichiatrica e/o psicoterapica, associate a interventi di psicoeducazione e prevenzione del rischio cardiovascolare, potenziamento della rete sociale e familiare di supporto, miglioramento delle capacità di gestione dello stress da parte del paziente.
Andare a fondo: non tagliare le foglie, ma sradicare le radici del problema
Un percorso psicoterapico di impronta psicodinamica può aiutare a comprendere le radici profonde di eventuali somatizzazioni, ciascuna con il proprio significato non sovrapponibile alle altre, e a risolverle nel corso del trattamento
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